Quando ero bambino le letture erano suggerite soprattutto dalla scuola; a casa, in una famiglia di estrazione modesta, libri ne circolavano pochi. Così, molto per dovere e poco per iniziativa personale, ci si dedicava alla lettura dei classici “per ragazzi”, delle ciofeche di riduzioni di grandi romanzi malamente mutilati: L’isola del tesoro, Robinson Crusoe, Oliver Twist, eccetera, che bene o male qualche scintilla l’hanno accesa. È anche attraverso questi condensati sommari che più tardi è nato il desiderio di scoprire le opere integrali e i loro autori: una per tutte il Don Chisciotte, libro stupendo e esilarante.
C'è un libro a fumetti che vuoi consigliare?
I libri più belli che ho letto non sono a fumetti: indicarne uno così fra i tanti è un po’ difficile. Di solito mi tolgo dall’imbarazzo citando Maus di Spiegelman, È sicuramente un’opera che ha indicato la strada, un punto di svolta nel processo di crescita del fumetto mondiale.
Quanto sono importanti i concorsi letterari per promuovere la lettura?
A questo non so rispondere, mi auguro che lo siano. Certamente servono da incentivo alla scrittura. Paradossalmente mi sembra che cresca in modo esponenziale l’interesse per la scrittura e si intiepidisca sempre più quello per la lettura. È un fenomeno che si riscontra anche in altri campi. È qualcosa che credo abbia a che fare con una certa ansia di protagonismo che caratterizza la società attuale, il rifiuto del ruolo di spettatore a favore di quello di attore.
Per disegnare fumetti si deve prima essere un lettore di fumetti?
Non è una condizione necessaria, anche se è surreale immaginare un professionista del fumetto digiuno del proprio strumento espressivo. Un bravo calciatore che non va alle partite di calcio da spettatore? È possibile, ma sembrerebbe più un' ostentazione di snobismo. La tecnica e il talento si affinano anche, e soprattutto, attraverso l’osservazione del lavoro altrui.